Il libro 2026
APPROFONDIMENTI > BOLIVIA
Foto degli archivi di Lucillo Bozza e don Roberto Battel
Il libro: ISBN 979-12-243-2233-7 Tutti i diritti ris. Don Roberto Battel
In copertina:
Gabriele Battel consegna al fratello don Roberto il crocifisso per la missione (Lugugnana, 7 luglio 2018)
Lasciarsi stupire!
Don Roberto Battel e la Bolivia
a cura di
Pierangelo Piasentier
Fossalta di Portogruaro, 2026
Prefazione
Servizio
Una parola che ricorre nel Vangelo, esplicitamente o nel suo significato, è SERVIZIO. Gesù lo dice chiaramente: il Figlio dell'uomo "non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita". Servire è uno stile che si acquisisce nel cammino che ci è stato predisposto. Raramente la persona si converte a questa caratteristica "di servizio" da un'illuminazione, come successe a San Paolo sulla via di Damasco; essa di solito si costruisce nella normalità, vivendo e facendo tesoro di fatti, incontri, letture che, quando li abbiamo vissuti realmente, si sono impressi nella nostra memoria. Accade, a volte, che le circostanze della quotidianità li fanno rivivere, inducendoci così a pensare all'inizio di un percorso di cui si è attuata una prima tappa.
Mi immagino l'escursionista che si avventura in un sentiero con il proposito di fare una passeggiata: incontra persone, ammira una natura che mai avrebbe conosciuto, sente il peso della stanchezza... e, alla fine, si ritrova in uno spiazzo da meraviglia, che suscita in lui espressioni emotive che vorrebbe comunicare ad altri, per renderli partecipi e indurli a tentare quel sentiero, tanto è stato per lui una fonte di serenità e di appagamento.
Così è il mio trovarmi ora in Bolivia, di cui, dai banchi delle medie ed anche delle superiori, avevo appreso solo il nome, forse per il dibattito politico che suscitava la presenza del Che Guevara, che appunto lì, negli anni della mia giovinezza, è stato ucciso.
Poi però il pensiero della Bolivia è diventato sempre più parte di me, si riproponeva come ritornello in una canzone, e allora ne ho cercato l'origine: ho ripreso il percorso della mia vita e i ricordi si sono fermati soprattutto in tre episodi che si sono imposti come pietre miliari.
Ero a Milano, in vacanza dal Seminario di Pordenone, con i miei genitori e mio fratello Gabriele, emigrati per lavoro. Erano gli anni (sessanta) di fine liceo e indossavo la veste talare, ma solo quando mi muovevo da casa. Quel mattino rientravo dalla messa celebrata nella chiesa parrocchiale "Santa Croce". Il percorso comportava incrociare alcune vie. Seduto e appoggiato alla parete di un palazzo, stava un povero che, vedendo da lontano avvicinarsi un prete, si preparò a stendere la mano. D'istinto misi la mano nelle capienti tasche della talare, ma non trovai che una moneta, di 500 lire. Era una moneta argentata, con in una faccia impresse le tre caravelle di Colombo. Mi rattristai perché non avevo altro che poteva essere dato in elemosina e, in quel tempo, la moneta aveva un valore interessante. Quindi allungai il passo e incrociai la via dove abitavo. Il pensiero di quel povero rimaneva e così, non avendo camminato che una decina di metri, ritornai dove lo avevo visto, per dargli quelle 500 lire. Ma con mia sorpresa non c'era più. Ho girato lo sguardo in tutti i lati dell'incrocio e non ci fu verso di vederlo. Rimasi amareggiato, mentre risuonavano le parole di Gesù: "Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare".
Avevo molta confidenza con nonna Assunta, mi piaceva stare con lei, che mi raccontava della guerra appena terminata, cosa che non erano soliti fare né papà e neppure gli zii. In uno di questi incontri dissi a nonna: "Veramente siete stati fortunati voi genitori ad avere 4 figli in guerra che poi sono tutti rientrati", nonostante uno fosse a Dacau, un altro nell'Afrika Korps, un altro "alla macchia" per non andare al fronte e mio papà in Grecia. La nonna mi guardò e disse con voce ferma ma amabile: "Noi tutti i giorni pregavamo".
In altro contesto, mi raccontò di un incontro con una colonna di camion che trasportavano soldati tedeschi. All'incrocio della via che portava a casa, c'era una fonte d'acqua e per questo motivo la colonna di camion si era fermata. La nonna rientrava dal forno dove il fornaio le faceva il favore di cucinare il pane che lei impastava a casa. Ma il profumo di quel pane appena sfornato era invitante, tanto che, diceva, cento occhi erano puntati su quel canestro. "Io tolsi il tovagliolo che copriva il pane e lo consegnai a quei militari e, con quel canestro rimasto vuoto, ritornai a casa". Nonno Giovanni notò l'anomalia del canestro e chiese spiegazioni. "Noi, rispose la nonna, abbiamo 4 figli in guerra, e io sono una mamma, spero che una mamma possa fare quello che oggi ho fatto io pensando ai nostri figli".
Sono convinto che gli insegnamenti a proporci come SERVIZIO nella vita derivino dalla formazione in una scuola i cui maestri sono in primo luogo la famiglia e poi ciò che siamo chiamati a scegliere nel quotidiano.
Certo trovarsi a "godere di un paesaggio" dopo un percorso più o meno accidentato e sul quale sono state determinanti le scelte nelle situazioni che di volta in volta si presentavano, spesso col carattere dell'urgenza, per qualcuno può significare la soddisfazione di un hobby, per altri il raggiungimento di un ideale, per me è la risposta ad una chiamata a cui ho acconsentito, risposta che si è confermata soprattutto in alcune tappe della vita, pietre miliari nel mio cammino. Ringrazio Piero Piasentier, conosciuto e apprezzato fin dai tempi di quando ero Direttore dell'Oratorio a Concordia, soprattutto per aver colto questo stile con cui ho interpretato la vita in ciò che la Vita mi ha chiesto.
Don Roberto Battel