COP2010 - Sito della Parrocchia Sant'Andrea di Cordovado PN

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COP2010

ACLI

Conferenza Organizzativa e Programmatica delle Acli
8 al 10 aprile 2010 all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.

  www.acli.it

"Non dobbiamo essere guardiani di chiese vuote,
ma giardinieri attenti della nostra Chiesa"

Mille sono stati gli slogan che, come membro di un'associazione che conta circa 1milione d'iscritti (al 2009 dati non definitivi) e come presidente di un circolo molto piccolo rispetto alla molteplicità dell'associazione che ho conosciuto, ho avuto modo di ascoltare ed al quale ho cercato di dare un peso ed una rilevanza nella mia prima esperienza come delegato provinciale alla Conferenza Organizzativa e Programmatica (COP) delle ACLI nazionali a Milano dall 8 al 10 aprile scorso.
Personalmente ho voluto vivere in ascolto e in riflessione queste tre giornate milanesi per far decantare i pensieri e comprendere in quale mondo associativo sto navigando e dov'è inserito il mio circolo e l'associazione provinciale che rappresentavo.
Sarà con l'aiuto di alcune frasi focali che cercherò di scrivere questa mia relazione per tentare di raccontare le impressioni e fare, se possibile, un sunto delle tante parole che sono state dette.
Voglio subito precisare che non vuole essere una relazione alla mozione finale che è stata votata e che potete tranquillamente stampare dal sito delle ACLI nazionale.

"Voi pensate: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti,
i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi"


E' con questa frase di S.Ambrogio che il nostro Presidente Olivero ha voluto introdurre i lavori della Conferenza. Una conferenza eterogenea nella composizione dei delegati, tutta l'Italia era rappresentata e non solo, ricca di personalità dal "semplice associato" dove la parola d'ordine ERA "ho bisogno di voi" a presidenti di circoli territoriali che sono più grandi dell'insieme della nostra provincia, da membri il cui tempo libero è dedicato all'associazione, a consiglieri (di tutti i livelli) il cui fare ACLI è un lavoro stipendiato. A tutti noi ci è stato chiesto dal Presidente "è in questi frangenti che siamo chiamati a dare testimonianza, personale e collettiva, della nostra fede. Fede in Cristo, nel Risorto che fa nuove tutte le cose, e fiducia nel futuro, rispetto al quale non siamo spettatori, ma costruttori" e successivamente "Dovremo mettere in luce limiti e potenzialità della nostra associazione, per correggere i primi e sviluppare le seconde, ma sarà questa un'occasione preziosa anche per meglio delineare la nostra identità alla luce dei cambiamenti degli ultimi anni."  
Credo che in questi giorni molto sia venuto fuori, di positivo e di negativo.

"Coraggio, alzati, ti chiama"


Con questo slogan è partito il primo dei tre incontri di preghiera che aprivano le giornate congressuali; 3 verbi che detti al cieco di Gerico vogliono essere uno sprone a non rimanere in panchina a "piangersi addosso" o a incolpare gli altri della propria sfortuna, ma a chiedere con fiducia speranzosa ad un Dio che è lì che ti ascolta e ti aspetta.
Questi momenti, se pur con poca partecipazione, sono stati intensi e veicolatori di quel "VANGELO" che è uno delle tre fedeltà del nostro essere ACLI e che spesso ho inteso perso nelle varie discussioni delle giornate in nome di un "facile populismo urlato" a non so chi o a che cosa, forse troppo legato a vecchie logiche di piazza. E' necessario riscoprirci "laici cristiani in ascolto della Parola e del magistero sociale della Chiesa" animatori della nostra comunità, capaci di sviluppare legami fraterni riscoprendo la forza dell'impegno sociale condiviso e comunitario: questo è quanto è stato chiesto con forza da Andrea Olivero.

"Non dobbiamo essere guardiani di chiese vuote,
ma giardinieri attenti della nostra Chiesa"


Ritengo essere questa la frase più importante che ho voluto cogliere in queste 3 giornate. E' stata detta dal presidente della ACLI provinciale di Napoli all'inizio della seconda giornata di lavoro di gruppo a margine di un sunto sui lavori di gruppi.
Comprendere che l'associazione vive e si fortifica sul territorio e con il territorio deve saper interagire: questa è la sfida che viene chiesta a tutti i livelli dell'associazione; non rimanere arroccati in posizioni precostituite e monumentali -basta la falsa autocelebrazione-, ma far ritornare al centro di tutte le discussioni il territorio ed i suoi bisogni.
Tutti i quattro gruppi di lavoro - se lavorare in un gruppo di 150 persone può esser definito "lavoro di gruppo"- hanno di fatto posto il circolo territoriale come la vera sfida del futuro per l'associazione e, attraverso il circolo, l'unità e la collaborazione di tutte le imprese ed i servizi.
Un territorio che va ascoltato "abitando le domande" valorizzando le persone che lavorano sul territorio (esempio classico dei CAF e Patronati dove è molto facile che i dipendenti di questi servizi non siano -e non interessa neppure- essere partecipi al mondo ACLI), cercando di suscitare domande e non dando facili risposte, cosa probabilmente più semplice, ma forse poco recepita visto le innumerevoli offerte, forse anche più appetibili,  che in questo mondo vengono sparate.
Come riferisce il Presidente nella sua relazione introduttiva "Il territorio diviene così il primo spazio della nostra nuova sfida sociale, ma di esso noi non vogliamo essere i guardiani, quanto piuttosto i custodi. Per noi parole come comunità, accoglienza, mutuo aiuto non sono in conflitto con identità. Anzi, rappresentano la nostra identità, tanto di cristiani quanto di italiani. Il nostro radicamento nei tanti comuni della Penisola non ci rende particolaristi, né localisti, ma ci àncora alla comunità, al servizio alle persone nella loro quotidianità. Ci chiama ad essere costruttori di ponti, promotori di dialogo autentico, ricercatori di soluzioni serie ai problemi che incontriamo, senza sconti e senza demagogia"
Problemi come la mancanza di comunicazione orizzontale e verticale all'interno del mondo dell'associazione e con le imprese del mondo ACLI , la mancanza di nuovi tesseramenti a fronte delle attività dei circoli, l'assenza della fascia d'età 35-50anni, una difficoltà dei circoli a sopravvivere per problemi di natura economica -chiesta una redistribuzione delle risorse finanziarie provenienti dal 5 ‰- e di natura generazionale oltre che per problemi di natura burocratica -richiesto corsi di formazione ai vari livelli-, una maggiore spiritualità e diversi altri sono stati comuni a tutta l'assemblea.  
Nello specifico dell'ambito provinciale, ogni consiglio deve ritornare ad avere come fondamentale il compito di "osservatore sociale del territorio" a più ampio raggio ed in collaborazione con quello regionale effettuare un'effettiva integrazione di sistema sia tra i vari circoli e soprattutto con i vari servizi ed imprese che gravitano sul territorio.

"Vogliamo esserci, [..]con senso [ e.] responsabilità di metterci al servizio degli altri,
della società, del bene comune [..[ con competenza e rigore"

Con queste parole il Presidente ha concluso i lavori della tre giorni Milanese.
Un invito pressante a ricordare e rivalutare le nostre fedeltà fondative (Lavoro, Chiesa e Democrazia) al di fuori e al di sopra di quelle connotazioni partitiche -che a mio parere hanno inquinato la serenità della conferenza- per essere a servizio dei nostri territori e valido e primo interlocutore del terzo settore.

Voglia, senso, responsabilità, competenza e rigore:
5 parole che credo debbano essere messe tra i fondamenti del nostro essere cittadino cattolico aclista italiano.


Angelo Ballarin


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